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Matita - La mucca Carolina e...il torrone.

Matita n° 16 Ciao ragazzi,

muggipicchia…ma quanto grandi state diventando? Quasi quasi faccio persino fatica a riconoscervi…e che belli che siete!
Eh già, il tempo passa ed eccoci ad affrontare l’inverno che, si sa, non ci consente di uscire troppo dalla stalla…ops!...deformazione professionale…per voi dovevo dire dalla casa.
Bé, con il freddo mi viene voglia di mangiare ancora più dolci, a proposito, vi piace il torrone?
Io ne vado matta e adesso, proprio nelle case vicino alla mia stalla, sono arrivate delle nuove famiglie da diverse parti d’Italia; ci sono numerosi bambini che mi vengono a trovare e appena hanno saputo che ne sono ghiotta hanno incominciato a portarmene dei bei pezzettini…ma ce sono di moltissimi tipi, voi lo sapevate già? Mi hanno anche raccontato la storia del torrone, sentite un po’: sembra davvero che la sua prima origine sia ancora avvolta nel mistero e cercando qua e là i bambini hanno letto che probabilmente il torrone è nato in Cina, luogo da dove arrivarono le prime mandorle. Poi sembra siano stati gli arabi a portarlo nell’area mediterranea, in particolare in Sicilia, in Spagna (dove viene chiamato “turròn”) e poi a Cremona, che a quei tempi era un porto fluviale importante…chi mi sa dire di quale fiume?
Pare anche che il torrone che mangiamo oggi sia una variante della “cubbaita”, un dolce arabo fatto con il miele e il sesamo e che si produce ancora anche in Sicilia, dove si chiama “cobaita”. In Italia, un testo del XII° secolo cita un dolce arabo di nome “turun” ma gli abitanti di Cremona sostengono invece che il torrone nacque proprio nella loro città: si dice che il 25 ottobre 1441, durante il banchetto seguito alle nozze fra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, il migliore pasticcere della città servì un dolce di grande effetto e davvero molto buono mettendo assieme mandorle, miele e bianco d’uovo, modellandoli in modo che sembrassero il campanile del Duomo di Cremona, il famoso “Torrazzo” che all’epoca veniva chiamato “Torrione”.
Oggi, come vi dicevo esistono moltissimi tipi di torrone, morbidi, duri o friabili e i miei amici siciliani Peppe e Ivana mi hanno fatto assaggiare anche quello con i canditi, quello di Avola, prodotto sempre con le mandorle tostate e quello di Bronte, prodotto invece con i pistacchi. Pino, che arriva dalla Sardegna, mi ha portato un pezzetto del torrone di Tonara, un paesino della Barbagia dove dai primi anni del 1800 se ne produce uno molto buono, fatto con le mandorle tostate, il miele sardo e l’albume d’uovo. Innocenzo mi ha fatto assaggiare il suo di Benevento, con le mandorle a pezzetti e ricoperto di cioccolato, mentre Giandomenico, che arriva dal Piemonte, mi ha regalato quello che loro fanno utilizzando la nocciola tonda gentile delle Langhe al posto della mandorla. Dopo tante squisitezze, ho chiesto a Gigi il fattore di portare per i miei amici un pezzo di Mandorlato, quello che noi conosciamo meglio e che viene prodotto a Cologna Veneta, in provincia di Verona, con le mandorle bianche, il miele, un po’ di zucchero e l’albume dell’uovo. A chiamarlo mandorlato furono i veneziani, grandi mangiatori di questo dolce, che nel loro dialetto stava a significare “pieno di mandorle”.
Non vi viene voglia di assaggiarne qualche tipo?

MMMUUUHHH!!! (Cioè CIAO) da Carolina!


Autore: Erasmo Gastaldello
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